Croce del Papa: assolto don Santo

A quattro anni di distanza dal tragico crollo del monumento posto sul dosso dell’androla di Cevo, che causò la morte del giovane Marco Gusmini, arriva la sentenza del giudice che assolve totalmente don Santo Chiapparini dall’accusa di omicidio colposo.

L’ex parroco malonnese era stato indagato in quanto dal 2004 al 2009 è stato membro del consiglio di amministrazione dell’associazione “Croce del Papa” in qualità di vicario zonale. In seguito all’apertura delle indagini aveva scelto il rito abbreviato ed ora è arrivata l’assoluzione definitiva in quanto “il fatto non sussiste” e anche perché dai rilievi effettuati sul legno della Croce, non è stato possibile retrodatare il cattivo stato di conservazione dei materiali al periodo in cui il sacerdote ricopriva la carica.

Insieme a don Santo è stato assolto anche mons. Ivo Panteghini, ex direttore del Museo diocesano.

Il processo proseguirà nei prossimi mesi per le restanti persone indagate: Marco Maffessoli, Elsa Belotti, Bortolino Balotti, don Filippo Stefani e Renato Zanoni.

Editoriale: Sanremo 2018 e il “Baglionellum”

Anche Malonno-News  ha il proprio editoriale sulla grande manifestazione canora italiana.

Abbiamo chiesto al nostro collaboratore esterno Giacomino Ricci un commento sull’edizione 2018 appena andata in archivio, e ci ha accontentato…buona lettura:

Sanremo 2018 e il “Baglionellum”.

Ogni edizione del festival è tradizionalmente preceduta, accompagnata e seguita da una serie di prese di posizioni critiche, a volte di natura assolutamente pregiudiziale, che costituiscono una sorta di apparato ordinario di contorno. Quest’anno niente. Nemmeno i post di critica e contestazione sull’entità dei compensi di ospiti e presentatori, manco ci fossero andati gratis. Tutti bravissimi, elegantissimi, meritevoli di migliori posizioni di classifica. Anche la pessima prestazione degli Elii è riuscita a passare, nei commenti degli opinionisti, come compimento di un progetto intenzionale finalizzato a conquistare l’ultima posizione. Eppure la perfezione è stata visibilmente estranea alla manifestazione, a partire dalle gaffe della presentatrice svizzera che è riuscita ad abbandonare il palco senza annunciare una canzone, roba che neanche ai “figli di” era riuscita. Anche l’autopromozione invasiva delle canzoni di Baglioni è stata ben accolta, roba che se l’avesse fatta Morandi avrebbero parlato di interesse privato in programma pubblico.

Tiritera comune “al centro la canzone”, probabilmente non quella in gara, considerato che gli spazi di massimo ascolto sono stati dedicati agli ospiti (pagati) e non ai concorrenti (paganti).

Il festival degli antidepressivi, del siamo tutti amici. Il festival più vecchio degli ultimi anni, guardando alle canzoni in gara, pensato in funzione del mercato discografico, più che per fotografare lo stato di salute della canzone italiana.

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L’aspetto più inquietante della formula 2018 mi pare però essere legato a quello che potremmo chiamare “Baglionellum”. Obiettivo dichiarato è stato evitare ai concorrenti l’umiliazione della bassa classifica o dell’eliminazione. Cosa che se avesse assicurato la presenza di superbig eternamente assenti dalla manifestazione se non come superospiti superpagati avremmo potuto capirlo. Di fatto però la selezione dei concorrenti è stata come al solito “di mercato” e l’unico vero vantaggio della mancanza di eliminazioni è stato la garanzia di presenza di tutti nella serata dei duetti. Chiariamoci una cosa: o uno lavora per il gusto di quello che fa, e quindi possono valutarlo come vogliono che tanto non glie ne frega niente, e quindi nessun problema se sono in fondo alla classifica, o lavora per raggiungere un obiettivo superiore rispetto agli altri e in questo caso essere classificato fa la differenza, e non sapere come sono mezzo è frustrazione. Qui invece è come se volessero far credere che sono tutti artisti puri invasati di ideali, ma che il confronto li umilia perché l’obiettivo non è l’arte ma il successo. Tant’è vero che sia gli anni passati che quest’anno si è sentito dire che l’eliminazione, o il posizionamento basso di alcuni interpreti, è stato “poco rispettoso” della loro carriera, quasi che le classifiche del festival debbano essere concepite come forme di assistenza sociale piuttosto che come graduazione del gradimento di una prestazione. Agli incapaci impopolari va praticamente garantito un collegio elettorale sicuro che ne preservi la dignità, perché non sanno fare altro nella vita. Anche a costo di sacrificare la possibilità di crescita a gente che potrebbe davvero portare qualcosa di nuovo. Sottolineiamolo, stiamo sempre parlando di festival.

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A far puzzare di strano la scelta di Baglioni c’è poi un’altra sfumatura: la fumosità delle classifiche. In tutti i contesti di valutazione (scuola, concorsi, sport, …) è essenziale che venga dichiarato in modo chiaro ed univoco il metro di valutazione, prima di procedere all’esame. Lo fanno anche i giudici dei concorsi di selezione del bestiame che valutano a partire da chiari parametri che definiscono “a monte” se un animale deve essere “bello magro” o “bello grasso”. Questi parametri vengono mantenuti costanti e replicati nei diversi momenti della gara. E’ essenziale sia così, perché ti fa capire cosa si vuole promuovere e sapere come vieni valutato ti permette, se ti interessa di vincere, di adeguarti ai criteri. La mancanza dei criteri garantisce la soggettività e, con la stessa, l’inciucio. Vale anche per il festival: dichiarare che deve essere “della canzone” e non “della voce” può fare la differenza. Al tempo stesso sappiamo perfettamente come diverse possano essere, in presenza della medesima canzone, le valutazioni di una giuria composta da musicisti, piuttosto che da fans di questo o di quel cantante. Da qui la ricerca della perfetta alchimia tra televoto (a pagamento, quindi irrinunciabile, ma pericolosissimo perché facilmente manipolabile e giovanilista), critici musicali (una volta interessati a valori di qualità, oggi molto più prossimi a quelli di classifica), demografica. Non solo: altra differenza viene dalla tempistica: dalle sfumature di alcune dichiarazioni delle scorse edizioni è emerso in modo chiarissimo che le giurie critiche conoscevano, prima di formalizzare il proprio voto, se non gli esiti quanto meno le tendenze di televoto e demografiche e hanno potuto agire di conseguenza per “evitare” quelli che consideravano eccessi inaccettabili.

Comunque la si voglia vedere la formula alchemica dell’edizione 2018, sicuramente pubblicata nei regolamenti, oltre ad essere difficile da presentare (qui i conduttori hanno giocato le gag più imbarazzate di questa edizione) è stata mimeticamente nascosta da una serata all’altra, tant’è vero che le classifiche presentate di sera in sera non rappresentavano l’espressione costante del medesimo metro di giudizio, ma erano flash singoli di istantanee scattate da diversi punti di vista. Il risultato finale è quindi perfettamente coerente con gli ordini di scuderia di partenza: davanti alla mancata scelta di criteri di valutazione definiti, vincono tutti, comunque vada. Il Baglionellum si candida quindi a prossimo sistema elettorale garantista.

 

FEDERER VERSO L’OTTAVO TITOLO DI WIMBLEDON

 

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Liquidando anche Tomas Berdich in tre set molto tirati, sua maestà Roger si accinge a conquistare l’ottavo titolo a Wimbledon e non ci sono scaramanzie che tengano, ma purtroppo lo sanno tutti, lo sa Lui e lo sa il povero Marin Cilic,

cilic500che Domenica per lui sarà già una vittoria, perché oltre ad essere la sua prima finale nel tempio del tennis, la giocherà con colui che batterà il record di vittorie in quel campo e in assoluto.

Verissimo (e lo sport lo dimostra sempre ) che le competizioni bisogna vincerle e Federer potrebbe anche perdere, al mondo tutto è possibile, ma le probabilità che vinca Marin sono talmente remote che se solo riuscisse a vincere un set (e questo sarebbe l’unico perso in tutto il torneo per Roger) passerebbe alla storia solo per quello.

Il Federer di oggi e di questo torneo non lascia possibilità a nessuno, ha fatto veder un tennis senza uguali, fuori da ogni regola, schema o religione, semplicemente inarrivabile, e non conta se i tre grandi sono usciti sfortunatamente

 

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a Wimbledon 2017 non ce ne sarebbe stato per nessuno, il signore del tennis o il tennis fatto uomo ha dettato le sue leggi e la sua regola. Domenica dovrà solo scomodarsi a ritirare il suo trofeo ..l’OTTAVO !

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DICO LA MIA

 

L’avevo già detto e lo ribadisco, la grandezza di Federer, quello che lo renderà unico e lo consacrerà il più forte di tutti i tempi, a mio modo di vedere, non sono i titoli vinti e i record conquistati, perché ci potrà essere sempre uno che li supererà, ma il fatto che ha vinto cambiando tre generazioni, il fatto che ha vinto con un tennis unico, migliorando lo stesso modo di giocare che aveva quasi vent’anni fa , dimostrando di vincere non solo quando era forte e gli avversari non erano certamente di livello immenso, ma di vincere a 36 anni in mezzo agli squali a dei marziani ed a un livello di gioco che va a mille, dove puoi tranquillamente perdere da chiunque dei primi venti o trenta, perchè il livello oggi si è alzato tantissimo, vincere in mezzo a degli enfant prodige che spuntano come funghi ogni anno, giocando un tennis che riduce al minimo gli infortuni tenendo la prestazione atletica ad altissimo livello ed eseguendo il tutto con un eleganza che non si può pareggiare. Questo è quello che consacrerà Federer il più grande, come Jordan nel Basket o Pelè nel calcio…..gl’immortali.

Grande merito anche a suoi allenatori e al preparatore che ha saputo dare un valore a una cosa che nello sport agonistico va troppo dimenticata, logorando così l’altleta  a volte in maniera irreversibile…il RECUPERO !!!

OLIO DI PALMA , QUESTO DEMONIZZATO ALIMENTO

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In questi ultimi tempi sembra essere di moda scrivere sulle confezioni di biscotti, merendine , cioccolate e quant’altro  “ Senza olio di palma “ quasi come se questo alimento fosse una delle cose più nocive in circolazione per la lavorazione di dolci, ma andiamo in profondità e conosciamolo meglio.

L’oilo di Palma come la maggior parte degli oli tropicali ha un alto contenuto di acidi grassi saturi, come quelli di origine animale,  questi assunti in eccesso sono dannosi per la salute dell’uomo (anche se ultimamente ci sono parecchie controversie). Bisogna anche dire che tutti gli oli in commercio contengono acidi grassi saturi, chi più e chi meno , l’olio d’oliva ne ha 14 gr per 100 gr , l’olio di cocco 87 gr su 100.

L’olio in questione viene estratto dai frutti della palma, molto simili ai datteri, per le sue caratteristiche si presta a molte lavorazioni ed utilità, quindi non solo nell’industria dolciaria, ma anche in cosmetica per i saponi, come combustibile e per friggere, inoltre, fattore da non sottovalutare, ha un costo di lavorazione inferiore rispetto alla maggior parte degli oli.

Tutti gli oli tropicali hanno alti contenuti di acidi grassi saturi, molto probabilmente perché le loro piante vivono in luoghi molto caldi e i loro frutti hanno questa caratteristica, rispetto a quello di oliva , di girasole, di lino, che sono coltivati in luoghi decisamente più freschi, quindi con più bassi contenuti.

Gli abitanti di quelle zone hanno sempre consumato e utilizzato questi frutti e quindi oli, ma allora cos’è che fa male ?? forse qualcuno crede che sostituendo l’olio di palma con il burro oppure con olio di girasole raffinato sia meno nocivo? niente di più errato, quello che veramente fa male non è l’alimento in origine ma le sue lavorazioni per estrarlo o per produrne di più con meno fatica. Lo stesso olio di oliva raffinato fa male, tutti gli alimenti lavorati chimicamente o industrialmente diventano nocivi per la salute, perché perdono tutte le loro proprietà nutritive iniziali e producono agenti tossici per la salute. Anche il nostro corpo se pur in minore quantità ha bisogno di acidi grassi saturi , come di vitamine e minerali, tutti in giuste quantità però ! …questo è il tanto demonizzato olio di palma .

 

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DICO LA MIA

In riferimento a questo articolo e a un prossimo ancora in lavorazione, voglio dire (come diceva un cantautore spagnolo ) è un mondo difficile … bisogna stare molto attenti, tutto quello che ci viene proposto e pubblicizzato al giorno d’oggi, viene fatto principalmente per interesse, dietro a tutto questo ci stanno grosse industrie, case farmaceutiche, ditte petrolifere, Banche, grandi politici e industriali , il loro principale interesse è un tornaconto economico, di certo non interessa la salute e il benessere dei consumatori. L’olio di palma, per molti fino a poco tempo fa sconosciuto, è diventato famoso grazie all’interesse di bravi giornalisti, i quali denunciando una produzione massiva di olio per fini industriali , denunciando disboscamenti inquietanti nelle zone tropicali con depauperamento di flora e fauna  e produzione smodata di olio industriale senza controllo, causando una riduzione drastica di vendita perché i consumatori hanno iniziato a non comperare più prodotti con oli di Palma. Ma la risposta delle grandi industri non ha tardato, subito prodotti c0n etichetta evidenziata con scritto SENZA OLIO DI PALMA…….ma perché pensate che quello che ci infilano al suo posto sia meno dannoso ???

meditiamo

CLAUDIO

Intossicazione alimentare al campo scuola di Don Santo

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Doveva essere un normale “rientro alla base” dopo la settimana trascorsa al Campo Estivo a Malosco in Val di Non (TN), invece nel rientro il pullman che trasportava la comitiva di don Santo Chiapparini, ha dovuto fare una tappa forzata al Pronto soccorso di Santa Maria del Carmine di Rovereto.

Alcuni bambini infatti hanno avvertito forti dolori a ventre e stomaco, si pensa a causa di cibi avariati mangiati durante il soggiorno estivo. Probabilmente a scatenare il tutto sembra essere stato un dolce contenente delle uova avariate.

In totale sono stati 17 i bambini che hanno manifestato i sintomi, alcuni di essi sono stati trattenuti per accertamenti, ma il tutto per precauzione e senza ricadute particolari.

Di seguito il servizio di TELETUTTO

http://video.giornaledibrescia.it/video-server/media/video/7457.mp4

Terrore a Parigi

TERRORE A PARIGI

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Potrebbe essere il titolo di un film di Hollywood, invece si tratta di una triste realtà. Il titolo infatti potrebbe essere di un quotidiano di oggi 14 novembre, al quale si potrebbe aggiungere anche l’occhiello (seconda parte), visto i fatti che hanno coinvolto la capitale francese lo scorso 7 gennaio. Oppure quello di un film drammatico. Quelli dove l’ansia e la paura prendono il sopravvento e non ti mollano fino ai titoli di coda.

Ieri sera (13/11/2015) la Francia, l’Europa ed il mondo intero sono stati nuovamente scossi dalla paura del terrorismo. Un attacco, anzi più di uno da parte dei terroristi islamici dell’ISIS che hanno provocato più di cento morti e quasi trecento feriti. Subito la notizia è rimbalzata in tutto il mondo grazie ai media e social media, ed oggi sono numerose le dimostrazioni di cordoglio a favore dei “cugini” francesi.

Senza ulteriori sprechi di parole ci teniamo a raccontarvi che siamo riusciti a metterci in contatto con una nostra compaesana che tutt’ora si trova a Parigi ed ha potuto vivere in prima persona il clima di terrore che si respira in queste ore.

Si tratta di Chiara Gelmi, che si trova nella capitale francese con il suo ragazzo per passare un weekend di vacanza e spensieratezza. Ieri sera invece si sono ritrovati a margine di un film dell’0rrore: “eravamo a 10 minuti di strada dal nostro hotel, quando abbiamo iniziato a vedere un sacco di polizia ed ambulanze” racconta Chiara “a quel punto presi dallo spavento siamo rientrati subito in camera e abbiamo appreso dal telegiornale quello che stava accadendo fuori. Oggi ci hanno detto che la zona è sicura e possiamo uscire tranquillamente. Anche le partenze e i voli non sono stati cancellati, perciò non dovremmo avere problemi con il rientro. In giro ci sono comunque tantissimi controlli da parte della polizia.”

Oltre al grande spavento sembra che la situazione sia stata gestita bene e la nostra compaesana potrà rientrare in patria senza problemi. Non si dimenticherà di certo facilmente di questo week end a Parigi!

Come detto tanti sono stati i commenti a questi tragici avvenimenti, su tutti vogliamo riportare il commento sul suo profilo Facebook del nostro primo cittadino Stefano Gelmi:

Siamo di fronte ad un attacco vigliacco al cuore dell’Europa che ci riguarda e ci deve fare riflettere…Siamo vicini ai fratelli francesi, ma ora basta con il solito stupido buonismo, queste barbarie non possono rimanere impunite….dobbiamo difendere i nostri confini, tutelare la nostra gente….i nostri figli, la nostra identità……serve determinazione ed inflessibilità.

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Sperando di non dover scrivere presto un articolo per fatti simili anche in Italia, vi lasciamo con queste parole:

Nessuna civiltà potrà essere considerata tale se cercherà di prevalere sulle altre.
(Gandhi)

E’ NATA LA PRIMA CHITARRA CAMUNA

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Oggi voglio farvi conoscere un nuovo progetto che da qualche mese è nato ad un passo da noi. Un lavoro “Made in Vallecamonica” che ha unito diversi fattori usualmente differenti per un risultato innovativo e unico. Nasce infatti ZERO, la prima chitarra camuna, e a raccontarci la sua gestazione abbiamo l’ideatore Andrea Richini.

 

M-N: Buongiorno Andrea, raccontaci un po’ come è nato questo “esperimento”

R.A: Ciao Armando, ti ringrazio per lo spazio… Dunque, la “chitarra camuna” nasce dalla mia passione per le chitarre elettriche e dall’abilità di Giambattista Donati, in arte Artigianato Camuno del Legno. La storia è cominciata così: una sera mi capita sottomano una ciotola dell’Artigianato, portatami da mia figlia Alice che ci stava giocando, e mi è venuta l’idea di riportare quel tipo di decorazione “tridimensionale” e “grezza” su una chitarra, mentre gli strumenti che si acquistano in negozio o anche quelli di liuteria hanno solitamente una finitura liscia, laccata o comunque verniciata a lucido.

 

M-N: Dopo l’idea come si è passati al progetto concreto?

R.A.: Sono andato da Donati, che non conoscevo personalmente, e gli ho proposto la cosa, mostrandogli alcuni schemi di costruzione di strumenti. C’è da dire che la chitarra elettrica, a differenza di altri strumenti più complessi, si presta per questo tipo di esperimento, ed anche i componenti sono reperibili abbastanza facilmente su Internet o nei negozi di musica (pickup, meccaniche, potenziometri, eccetera) Così ho acquistato i vari pezzi necessari e poi, nel laboratorio di Donati a Braone, abbiamo realizzato la “Zero”, che poi sarebbe il prototipo.

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M-N: Puoi darci qualche dettaglio e qualche aneddoto della fase di realizzazione

R.A.: Certamente, un fatto interessante è che la cassa della Zero è un pezzo unico di pioppo lavorato a mano dall’artista: praticamente è una piccola “opera d’arte” unica. Una volta realizzata la cassa ho montato i vari pezzi e poi l’ho portata da un liutaio per farla regolare. Il risultato è stato notevole, anche se ovviamente trattandosi della prima realizzazione abbiamo dovuto poi fare degli accorgimenti ed aggiustamenti, ma la chitarra suona ed è molto gradevole da usare, infatti la uso alle prove con il mio nuovo gruppo (“MATER”) e anche per registrare, con un progetto musicale appena partito con altri amici.

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M-N: questo conferma che oltre ad un ottimo pezzo d’artigianato, “Zero” è a tutti gli effetti uno strumento musicale completamente funzionante ed unico nel suo genere. Il viaggio della prima Chitarra Camuna è partito!

R.A.: La Zero ha fatto il suo debutto alla fiera SMUA di Boario Terme e poi ha avuto diverse recensioni ed articoli (PiùValliTV, Giornale di Brescia, Il Giorno) ed ha una pagina Facebook dedicata. L’esperimento sembra essere piaciuto ed infatti abbiamo ricevuto molti contatti: ora ne abbiamo appena preparate altre 3 (Zero1, Zero2 e Zero3) da vendere (ad un prezzo assolutamente concorrenziale) ed ognuna sarà diversa dalle altre come colorazione e finitura. Il progetto per il futuro è quello di realizzare un modello ex novo, completamente originale e possibilmente “completamente camuno”.

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M-N: Andrea ti ringrazio per la disponibilità, in bocca al lupo per questo innovativo progetto!

R.A.: Grazie a voi e ai vostri lettori, vi lascio alcune specifiche tecniche della nostra chitarra e i nostri contatti web:

- corpo: pioppo (pezzo unico)

- manico: acero con tastiera in palissandro a 24 tasti

- magneti: 2 humbucker tipo “Les Paul”

- potenziometri: tono/volume

- selettore: 3 vie

- componenti: cromate

- peso: 3,5 Kg.

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Concetto, progettazione e montaggio: Andrea Richini

Realizzazione, finitura e verniciatura: Artigianato Camuno (www.artigianatocamuno.com)

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/chitarracamuna