Editoriale: Sanremo 2018 e il “Baglionellum”

Anche Malonno-News  ha il proprio editoriale sulla grande manifestazione canora italiana.

Abbiamo chiesto al nostro collaboratore esterno Giacomino Ricci un commento sull’edizione 2018 appena andata in archivio, e ci ha accontentato…buona lettura:

Sanremo 2018 e il “Baglionellum”.

Ogni edizione del festival è tradizionalmente preceduta, accompagnata e seguita da una serie di prese di posizioni critiche, a volte di natura assolutamente pregiudiziale, che costituiscono una sorta di apparato ordinario di contorno. Quest’anno niente. Nemmeno i post di critica e contestazione sull’entità dei compensi di ospiti e presentatori, manco ci fossero andati gratis. Tutti bravissimi, elegantissimi, meritevoli di migliori posizioni di classifica. Anche la pessima prestazione degli Elii è riuscita a passare, nei commenti degli opinionisti, come compimento di un progetto intenzionale finalizzato a conquistare l’ultima posizione. Eppure la perfezione è stata visibilmente estranea alla manifestazione, a partire dalle gaffe della presentatrice svizzera che è riuscita ad abbandonare il palco senza annunciare una canzone, roba che neanche ai “figli di” era riuscita. Anche l’autopromozione invasiva delle canzoni di Baglioni è stata ben accolta, roba che se l’avesse fatta Morandi avrebbero parlato di interesse privato in programma pubblico.

Tiritera comune “al centro la canzone”, probabilmente non quella in gara, considerato che gli spazi di massimo ascolto sono stati dedicati agli ospiti (pagati) e non ai concorrenti (paganti).

Il festival degli antidepressivi, del siamo tutti amici. Il festival più vecchio degli ultimi anni, guardando alle canzoni in gara, pensato in funzione del mercato discografico, più che per fotografare lo stato di salute della canzone italiana.

Schermata 2018-02-11 alle 19.15.03

L’aspetto più inquietante della formula 2018 mi pare però essere legato a quello che potremmo chiamare “Baglionellum”. Obiettivo dichiarato è stato evitare ai concorrenti l’umiliazione della bassa classifica o dell’eliminazione. Cosa che se avesse assicurato la presenza di superbig eternamente assenti dalla manifestazione se non come superospiti superpagati avremmo potuto capirlo. Di fatto però la selezione dei concorrenti è stata come al solito “di mercato” e l’unico vero vantaggio della mancanza di eliminazioni è stato la garanzia di presenza di tutti nella serata dei duetti. Chiariamoci una cosa: o uno lavora per il gusto di quello che fa, e quindi possono valutarlo come vogliono che tanto non glie ne frega niente, e quindi nessun problema se sono in fondo alla classifica, o lavora per raggiungere un obiettivo superiore rispetto agli altri e in questo caso essere classificato fa la differenza, e non sapere come sono mezzo è frustrazione. Qui invece è come se volessero far credere che sono tutti artisti puri invasati di ideali, ma che il confronto li umilia perché l’obiettivo non è l’arte ma il successo. Tant’è vero che sia gli anni passati che quest’anno si è sentito dire che l’eliminazione, o il posizionamento basso di alcuni interpreti, è stato “poco rispettoso” della loro carriera, quasi che le classifiche del festival debbano essere concepite come forme di assistenza sociale piuttosto che come graduazione del gradimento di una prestazione. Agli incapaci impopolari va praticamente garantito un collegio elettorale sicuro che ne preservi la dignità, perché non sanno fare altro nella vita. Anche a costo di sacrificare la possibilità di crescita a gente che potrebbe davvero portare qualcosa di nuovo. Sottolineiamolo, stiamo sempre parlando di festival.

Schermata 2018-02-11 alle 19.12.09

A far puzzare di strano la scelta di Baglioni c’è poi un’altra sfumatura: la fumosità delle classifiche. In tutti i contesti di valutazione (scuola, concorsi, sport, …) è essenziale che venga dichiarato in modo chiaro ed univoco il metro di valutazione, prima di procedere all’esame. Lo fanno anche i giudici dei concorsi di selezione del bestiame che valutano a partire da chiari parametri che definiscono “a monte” se un animale deve essere “bello magro” o “bello grasso”. Questi parametri vengono mantenuti costanti e replicati nei diversi momenti della gara. E’ essenziale sia così, perché ti fa capire cosa si vuole promuovere e sapere come vieni valutato ti permette, se ti interessa di vincere, di adeguarti ai criteri. La mancanza dei criteri garantisce la soggettività e, con la stessa, l’inciucio. Vale anche per il festival: dichiarare che deve essere “della canzone” e non “della voce” può fare la differenza. Al tempo stesso sappiamo perfettamente come diverse possano essere, in presenza della medesima canzone, le valutazioni di una giuria composta da musicisti, piuttosto che da fans di questo o di quel cantante. Da qui la ricerca della perfetta alchimia tra televoto (a pagamento, quindi irrinunciabile, ma pericolosissimo perché facilmente manipolabile e giovanilista), critici musicali (una volta interessati a valori di qualità, oggi molto più prossimi a quelli di classifica), demografica. Non solo: altra differenza viene dalla tempistica: dalle sfumature di alcune dichiarazioni delle scorse edizioni è emerso in modo chiarissimo che le giurie critiche conoscevano, prima di formalizzare il proprio voto, se non gli esiti quanto meno le tendenze di televoto e demografiche e hanno potuto agire di conseguenza per “evitare” quelli che consideravano eccessi inaccettabili.

Comunque la si voglia vedere la formula alchemica dell’edizione 2018, sicuramente pubblicata nei regolamenti, oltre ad essere difficile da presentare (qui i conduttori hanno giocato le gag più imbarazzate di questa edizione) è stata mimeticamente nascosta da una serata all’altra, tant’è vero che le classifiche presentate di sera in sera non rappresentavano l’espressione costante del medesimo metro di giudizio, ma erano flash singoli di istantanee scattate da diversi punti di vista. Il risultato finale è quindi perfettamente coerente con gli ordini di scuderia di partenza: davanti alla mancata scelta di criteri di valutazione definiti, vincono tutti, comunque vada. Il Baglionellum si candida quindi a prossimo sistema elettorale garantista.